1. IL BLOCCO STATUNITENSE CONTRO CUBA: STABILIMENTO, APPLICAZIONE E
RAFFORZAMENTO
Ogni considerazione sulla politica del blocco deve avere un approccio storico, poiché soltanto in questo modo si potranno valutare le gravi sfide fronteggiate dalla nazione cubana per oltre due secoli. Non si è mai visto un paese continuamente e permanente sottoposto al pericolo che rappresenta un vicino tanto potente e che storicamente ha voluto dominarlo e annetterlo. La storia evidenzia gli interventi reali della politica degli Stati Uniti nei confronti di Cuba, specialmente dopo la vittoria della Rivoluzione cubana nel 1959.
Nel loro desiderio di distruggere il sistema politico, economico e sociale stabilito dal popolo cubano con la Rivoluzione -sostenuto, consolidato e sviluppato dalla ferma e maggioritaria volontà sovrana del popolo cubano- l’applicazione di sanzioni economiche è stato un pezzo chiave della politica di ostilità e di aggressione degli Stati Uniti contro Cuba.
Studi preliminari dimostrano che i danni a Cuba cagionati dall’applicazione di questa politica assassina potrebbero superare ormai i 72 miliardi di dollari. Questa cifra, ancora discreta, non comprende i danni diretti a obiettivi economici e sociali del Paese per oltre 54 miliardi di dollari causati da sabotaggi e azioni terroriste incoraggiate, organizzate e finanziate dagli Stati Uniti.
L’assoluta falsità delle tanto diverse scuse che per più di quattro decenni hanno impiegato le successive amministrazioni nordamericane per cercare di giustificare l’imposizione di una guerra economica e politica contro Cuba, è stata dimostrata negli stessi documenti ufficiali statunitensi resi pubblici nel 1991. In essi appaiono testimonianze e prove irrefutabili sul fatto che tale ostilità era precedente a qualunque misura adottata dal Governo Rivoluzionario a partire dal 1959.
La guerra economica contro Cuba cominciò ben prima dello stabilimento formale del blocco mediante un ordine esecutiva del Presidente degli Stati Uniti. Il suo carattere extraterritoriale, istituzionalizzato dalla Legge Torricelli del 1992, ha sempre danneggiato il commercio, le relazioni finanziarie e gli investimenti non soltanto tra entrambi i Paesi, ma anche tra Cuba e Paesi terzi
Il blocco eliminò in modo brutale e drastico ogni rapporto di Cuba con gli Stati Uniti, il nostro mercato più vicino, che per ragioni storiche e di vicinanza geografiche rappresentava di gran lunga il principale partner commerciale di Cuba e al quale eravamo legati tecnologicamente.
Cuba dovette allora riorganizzare i propri rapporti economici, cercando fonti di forniture e nuovi mercati per le sue esportazioni in regioni lontane. Tutto ciò implicò enormi spese di trasporto e di nolo, e l’eccessivo dimensionamento degli inventari di riserva, con un elevato costo d’immobilizzazione di risorse.
I problemi dell’economia cubana a causa del blocco si sono incrementati quando, dopo il processo di disintegrazione del sistema di cooperazione economica socialista e dell’Unione Sovietica, Cuba ha subito ancora una volta la disarticolazione delle sue relazioni con i soci commerciali: l‘URSS e i Paesi dell’Europa dell’est. Proprio allora gli Stati Uniti hanno pensato che era arrivato il momento di dare il colpo finale alla Rivoluzione cubana.
Quindi, nel 1992, viene approvata la Legge Torricelli, che ha interrotto brutalmente il commercio di medicinali e di generi alimentari tra Cuba e le sussidiarie di società statunitensi con sedi all’estero, e ha stabilito severe proibizioni relative alla navigazione marittima da e verso Cuba.
Tuttavia, non ancora soddisfatti per non essere riusciti a far crollare il sistema economico e politico del Paese, nel 1996 viene adottata la Legge Helms-Burton che ha conferito gerarchia legale a tutte le proibizioni del blocco e ha tentato d’impedire l’investimento straniero a Cuba. Contemporaneamente ha legalizzato la sovversione, finanziata e diretta dal Governo degli Stati Uniti, come metodo per abbattere la volontà d’indipendenza del popolo cubano.
Questa cornice legislativa, che estende la sua azione contro l’intera comunità internazionale, è stata completata da ulteriori disposizioni e misure per inasprire il blocco.
Il dichiarato non rispetto delle norme del Diritto internazionale da parte del governo degli Stati Uniti, non culminò con la promulgazione della Legge Helms-Burton del 1996. In franca violazione della proprietà intellettuale e dell’Accordo sugli Aspetti dei Diritti di Proprietà Intellettuale legati al Commercio (ADPIC), si è approvata la Sezione 211 della Legge Omnibus di Stanziamenti Budgetari per l’anno 1999. Con la Sezione 211 si cerca di sottrarre il marchio di rum cubano Havana Club ai suoi legittimi proprietari, allo scopo di conferire la commercializzazione del prodotto, innanzitutto negli Stati Uniti e successivamente in Paesi terzi, a spuri e illegali reclamanti.
Com’è stato denunciato nel rapporto presentato da Cuba l’anno scorso, contenuto del documento A/57/264, il fraudolento arrivo al potere negli Stati Uniti dell'Amministrazione del Presidente George W Bush, ha imposto un inasprimento della retorica anticubana e un maggiore appoggio alle organizzazioni estremiste e terroriste di origine cubana in Florida, con le quali l’attuale inquilino della Casa Bianca ha dei debiti elettorali. Il suo rapporto con tali gruppi, le cui azioni terroriste e pro-annessioniste sono ben note, ha incoraggiato l’aggravamento della politica di blocco contro il popolo cubano.
Sebbene nell’arco di quattro decenni le sanzioni e le restrizioni economiche sono state accompagnate da iniziative indirizzate a creare, finanziare e gestire la sovversione interna nell’Isola, è proprio quest’Amministrazione che si è distinta e ha elevato a livelli inediti il suo palese appoggio alla sovversione dell’ordine costituzionale cubano. In questo modo, si sono serviti dell’Ufficio di Interessi degli Stati Uniti all’Avana, per fornire i mezzi e il finanziamento e per impartire istruzioni ai gruppi di mercenari assoldati al servizio della superpotenza affinché esercitino la loro opera sovversiva e pro-annessionista a Cuba, in palese trasgressione e sfida alla legislazione cubana e alla Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche.
A quanto sopra detto si aggiunge la decisione del Presidente George W. Bush di designare e di promuovere funzionari con una connotata posizione anticubana a cariche decisive nel governo degli Stati Uniti. Il discorso sempre minacciante del Presidente Bush e di questi funzionari nei confronti di Cuba è una chiara evidenza dei pericoli che affronta il popolo cubano. Alcuni di loro hanno chiarito che l’aggressione militare contro Cuba non è stata definitivamente scartata.
L’aumento della propaganda anticubana e la violazione da parte degli Stati Uniti degli accordi bilaterali migratori, che tra altri gravi aspetti include una drastica riduzione del conferimento di visti sia agli emigranti che ai visitatori temporali provenienti dal nostro Paese, perseguono l’obiettivo di generare una crisi migratoria che serva come pretesto per un intervento a Cuba.
Il 26 marzo scorso il Segretario di Stato, Colin Powell, annunciò lo stanziamento di importanti fondi federali per appoggiare le illegali trasmissioni di radio e di TV contro Cuba, il che contraddice i regolamenti stabiliti dall’Unione Internazionale di Telecomunicazioni (UIT). La violazione del nostro spazio radioelettronico, con oltre 2 200 ore settimanali di trasmissioni verso Cuba, ha lo scopo d’incoraggiare la sovversione interna, i piani di sabotaggio, l’emigrazione illegale, e di diffondere le più insolite bugie e fandonie contro il nostro Paese.
Come parte degli impegni assunti dall’Amministrazione Bush nei confronti della mafia cubano-americana di Miami, il 20 maggio scorso, in una chiara escalation nell’aggressione radioelettronica, l’emittente di radio creata e operata dal Governo statunitense allo scopo di promuovere la sovversione a Cuba, in modo perfido ed oltraggiante battezzata con il nome di José Martí, ha trasmesso in quattro nuove frequenze. Questa aggressione ha provocato interferenze nelle trasmissioni radiali cubane.
Nella sera dello stesso giorno, il segnale di TV inviato a Cuba agli stessi fini dai servizi ufficiali di propaganda nordamericani tra le ore 18:00 e le 22:00 è stato trasmesso da un aereo delle forze armate degli Stati Uniti, e utilizzando canali e sistemi assegnati legalmente a stazioni cubane di TV e dovutamente iscritti all’Unione Internazionale di Telecomunicazioni (UIT), il che ha danneggiato severamente i servizi di TV cubani, particolarmente i programmi istruttivi e culturali.
Precedentemente, il 24 marzo, l’Ufficio di Controllo di Attivi Stranieri (OFAC), uno degli uffici del governo nordamericano incaricati di far rispettare il blocco, aveva emesso nuove regolamentazioni che rendono più ferrea tale politica. Come risultato di ciò sono aumentate le limitazioni ai viaggi dei nordamericani a Cuba e sono state interamente eliminate le autorizzazioni che venivano conferite per realizzare viaggi di scambio educativo tra i due popoli. Inoltre, allo stesso tenore di questa escalation aggressiva, sono state invece aumentate le agevolazioni per coloro che intendano viaggiare al nostro Paese allo scopo di rifornire i gruppuscoli mercenari che cospirano per sovvertire l’ordine costituzionale cubano.
Le nuove regolamentazioni si aggiungono all’inasprimento delle sanzioni contro cittadini statunitensi che viaggino a Cuba. Uno dei casi più diffusi è stato quello della anziana Joan Slote, pensionata del settore della sanità, la quale due anni fa è venuta a Cuba per 8 giorni. Qual è stato il grave delitto di questa signora di 74 anni? Venire di escursione a Cuba e visitare parte dell’isola in bicicletta. Per questa “gravissima violazione” dei regolamenti del blocco, le è stata imposta una multa di 8 500 dollari.
Come si spiega che oltre 10 pazienti statunitensi che nel 2002 hanno chiesto di venire a Cuba per usufruire dei servizi di ozonoterapia in un’istituzione cubana di grande prestigio scientifico, non hanno potuto visitare il Paese e beneficiare di tali trattamenti come risultato della politica del blocco? Ha per caso alcun senso tale politica?
Giova infatti ricordare che Cuba è l’unico Paese vietato dalla legge ai cittadini nordamericani.
Inoltre, le vendite di generi alimentari a Cuba, autorizzate soltanto di recente, sono sottoposte a complesse procedure e norme che ostacolano enormemente la loro realizzazione. Le aziende statunitensi debbono superare imbarazzanti pratiche burocratiche per ottenere l’autorizzazione per vendere i loro prodotti a Cuba. Ugualmente, il nostro Paese deve pagare gli acquisti in contanti: senza possibilità di crediti finanziari, neanche privati; tramite banche con sede in Paesi terzi; e in altre monete, con le conseguenti perdite nelle operazioni cambiarie.
Lo spostamento dei prodotti che finalmente sono acquistati, deve farsi in navi americane o di Paesi terzi, dopo avere ottenuto un’autorizzazione a tale effetto. Cuba non può servirsi della sua flotta marittima in tali operazioni commerciali, il che provoca notevoli pregiudizi.
A questo si aggiunge che il nostro Paese non può effettuare alcun tipo di vendita a imprenditori statunitensi interessati all’acquisto di prodotti cubani e quindi, si esclude la possibilità di creare fonti di entrate che consentano di ampliare le operazioni.
Finalmente, non è possibile concepire il commercio tra due Stati sovrani, senza che esista tra di loro un regime normale di relazioni tra gli imprenditori che permetta la negoziazione, i flussi finanziari regolari, lo spostamento aereo e marittimo, il beneficio di formule abituali di appoggio al commercio estero e l’indispensabile accesso ai crediti.
Il governo degli Stati Uniti, servendosi dei suoi potenti mass media, cerca d’imporre all’opinione pubblica nazionale e straniera, un’immagine demoniaca del sistema politico, economico e sociale che liberamente, e per abbrumante maggioranza, ha scelto per sé il popolo di Cuba. Tuttavia, viene taciuto il rifiuto della comunità internazionale alla politica assassina di blocco subita da varie generazioni di cubani.
Inoltre, il suddetto Governo ignora e cerca di nascondere le risoluzioni approvate ogni anno dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dal 1992, in rifiuto al blocco, e che l’anno scorso ha avuto una votazione senza precedenti in questo organo a partecipazione universale.
Lungi dal fare attenzione al reclamo della comunità internazionale e di un crescente gruppo di settori della stessa società statunitense, includendo legislatori repubblicani e democratici di ambedue le camere del Congresso, di realizzare un cambiamento nella politica nei confronti di Cuba, l’attuale Amministrazione non solo ha inasprito il suo discorso rendendolo più ostile ma ha continuato a incrementare le misure e le azioni per aggravare ancora di più il blocco alla nazione cubana.
Tuttavia, sono sempre di più le voci che aderiscono al rifiuto alla politica del blocco a Cuba. La visita, nel primo trimestre del 2003, di 13 Congressisti statunitensi al nostro Paese, e la presentazione al Congresso di sei iniziative che favoriscono il sollevamento del regime di sanzioni, costituiscono un esempio palese del crescente rifiuto di importanti settori della società nordamericana all’attuale politica del loro Governo contro Cuba.
L’applicazione continuata di questa politica aggressiva da parte del Governo degli Stati Uniti, e la crescente ostilità spiegata dall’attuale Amministrazione contro il popolo cubano, sono prove indiscutibili del totale disprezzo delle principali autorità della superpotenza per il Diritto Internazionale e i propositi e principi contenuti nella Carta della Nazioni Unite.
Nei momenti in cui sorvolano sul mondo minacce di guerra, e dove la più forte potenza della storia cerca d’imporre una tirannia nazifascista a livello mondiale, il popolo cubano continuerà a denunciare la politica assassina di blocco, e con la stessa fermezza e decisione, difenderà i progressi e le conquiste raggiunte nel suo processo di profonde trasformazioni.