6 – Danni ad altri settori dell'economia nazionale.
Come
si è potuto dimostrare finora, sono innumerevoli gli esempi che illustrano le
enormi difficoltà che ha dovuto affrontare continuamente il nostro popolo,
durante questi quarant’anni, e che hanno causato un notevole deterioramento
a tutte le sfere dell'economia nazionale.
Di
seguito vengono evidenziati altri esempi che dimostrano gli effetti avversi di
questa politica.
Nel
marzo 2002 l'ONG nordamericana Resource
Exchange International-Cuba, è stata
minacciata dalla Sezione di Interessi degli Stati Uniti a La Habana per
i suoi legami di carattere scientifico con l’Ospedale Calixto García di
Ciudad de La Habana. A questa organizzazione è stato proibito di portare a
termine progetti di ricerca congiunti o di collaborazione tecnico-scientifico
con qualsiasi istituzione della salute pubblica cubana. Inoltre, i membri sono
stati minacciati con l'invalidazione del loro permesso di recarsi a Cuba nel
caso venisse firmato qualche documento di collaborazione.
Il
giorno 18 gennaio del presente anno, il Sig. Jonathan B. Hill, Consigliere
della Airline Tariff Publishing
Company (ATPCO), ha ritrasmesso alla Capo Dipartimento delle Tariffe di
Cubana de Aviación,
un fax originariamente inviato l’11 dicembre 2001, con il quale comunicava
che, dopo la revisione dei regolamenti di controllo riguardanti Cuba: “la
ATPCO dovrà astenersi da ogni tipo di commercio con Cubana”. In questo
modo, il giorno 10 aprile 2002 sono state cancellate tutte le nostre tariffe,
regole e dati dal database dell'ATPCO.
Società
miste e settori chiave delle esportazioni cubane, riportano importanti perdite
per non potere realizzare transazioni in dollari nordamericani. Habanos
S.A. ha riportato nell'anno 2001 perdite di questo genere per 3.94
milioni di dollari, Brascuba S.A.
ha riportato perdite per 76.000 dollari, mentre quelle di ETECSA
sono arrivate fino a 959.800 dollari.
Continua
l'impossibilità delle Compagnie di
Assicurazioni cubane di comprare coperture di riassicurazione sul
mercato nordamericano. Allo stesso modo, per l'acquisizione sempre maggiore da
parte di compagnie degli Stati Uniti di compagnie di riassicurazioni e
commissionari europei, nell'anno 2002 ci è stata rifiutata l’offerta, da
parte di 71 compagnie, di coperture di riassicurazioni, solamente per il loro
legame con interessi nordamericani, tra queste: la ERC
Frankona, American Re, ACE Globale Markets AGM e ACE Europe.
Ci
sono esempi tanto ridicoli come questo:
Nel
mese di dicembre 2001, l’azienda XEROX
AG, filiale di Zurigo, si è rifiutata di rinnovare il contratto di
leasing di una fotocopiatrice per l'Ambasciata di Cuba in Svizzera. La
giustificazione emessa per questo rifiuto, si è basata su un documento che
conteneva i “Regolamenti dell'Amministrazione per le Esportazioni degli
Stati Uniti”, nei quali appare Cuba come paese bloccato, sia in prodotti sia
in tecnologie e programmi computerizzati.
Sul
piano finanziario, viene mantenuta senza variazione la situazione descritta
nella relazione di Cuba dell'anno 2001, contenuta nel documento A/56/276.
Pertanto, Cuba continua a non avere accesso alle fonti di finanziamento
tradizionali nordamericane o appartenenti al sistema di Bretton Woods. Con il
risultato che Cuba non ha potuto partecipare ai prestiti offerti da queste
istituzioni e che, come è stato indicato nel documento citato, dal 1997 al
2000 sono ammontate a 53.000 milioni di dollari.
Per
esempio, nell'esercizio fiscale del 2001, la Banca Mondiale e la Banca
Interamericana di Sviluppo hanno destinato all'America Latina,
rispettivamente, 5.300.1 milioni e 7.956.8 milioni di USD. Se Cuba avesse
potuto accedere ai prestiti di detti organismi nell'anno indicato, avrebbe
potuto ottenere circa 250 milioni di USD, cifra che avrebbe permesso di
finanziare importanti progetti sociali e di infrastruttura, come la
costruzione di 150.000 abitazioni di 2 stanze ognuna e 2 ospedali da 600
letti, o la ricostruzione delle strade di Ciudad de La Habana e la costruzione
di 2 ospedali da 600 letti.
Allo
stesso modo, sono state continuamente ostacolate le condizioni per
l'acquisizione di crediti a medio e a lungo termine da parte di istituzioni
bancarie e finanziarie del resto del mondo. L'applicazione a queste operazioni
del cosiddetto “Rischio Cuba” ha fatto sì che il paese abbia solo accesso
a crediti a breve termine con un elevato interesse, fatto che restringe
l'utilizzo delle risorse finanziarie disponibili per garantire lo sviluppo
sostenibile e una capacità adeguata del servizio del debito. Attualmente, gli
scarsi prestiti per lo sviluppo vengono ottenuti a tassi che oscillano tra
l’11 e il 18 % di interesse, fatto che rincara il finanziamento tra 5 e 12
punti di percentuale a paragone con i crediti che si potrebbero ricevere dagli
organismi di sviluppo.
Allo
stesso modo, alla banca cubana è proibito di mantenere rapporti normali di
correlazione e di conti e scambio con la banca degli Stati Uniti, fatto che
colpisce in larga misura i servizi richiesti dai clienti di questo settore.
Le
compagnie con commerci nel settore
del petrolio affrontano grandi difficoltà per acquistare beni e
servizi richiesti dalle loro operazioni. L'impossibilità di ottenerli negli
Stati Uniti, l'aumento dei costi per il fatto di doverli cercare in altri
mercati e il ritardo delle forniture nell'esecuzione dei progetti, nel 2001 ha
significato per il paese un costo superiore del 25 % al costo normale dei
prodotti e dei servizi contrattati, che per il livello degli investimento
realizzati, ha determinato danni che ammontano a 24.6 milioni di USD in questo
settore.
C'è
qui un altro caso da antologia:
Nel
mese di giugno la Direttrice Generale della Compagnia Texaco
ha negato il diritto all'Ambasciata di Cuba nel Belize di consumare
combustibile proveniente da detta compagnia per le sue auto, adducendo il
rispetto delle misure imposte dal blocco.
Nell'industria
del cemento, la società mista “Cementi Curacao” affronta limitazioni di
accesso a nuovi mercati per l'esportazione del suo prodotto per gli effetti
del blocco, fatto che ha generato nell’anno 2001 un danno di 2 milioni di
USD.
L'investimento
straniero non è rimasto escluso dei danni del blocco e ciò si dimostra
nell'identificazione di un gruppo di azioni realizzate dal Governo degli Stati
Uniti per ritardare, ostacolare, e perfino impedire lo sviluppo di questo
processo nel paese.
Come
primo danneggiamento diretto vale mettere in evidenza che alla chiusura di
settembre 2001, gli Stati Uniti hanno avuto uscite per Investimenti Esteri
Diretti (IED) di 134.100 milioni di dollari; per questa voce il nostro paese
non ha ricevuto, come sta succedendo da 43 anni, neppure un solo centesimo.
Il
Centro di Promozione di Investimenti di Cuba ha ricevuto oltre 538
imprenditori nordamericani, i quali hanno mostrato interessi di investimento
nei settori agricolo, trasporti, alimentazione, farmaceutico, turismo,
comunicazioni e finanziari. Nessuno di detti interessi è arrivato a
materializzarsi a causa della politica di blocco.
La
sfera della biotecnologia è un esempio eloquente di quanto detto in
precedenza. Tredici aziende di riconosciuto prestigio mondiale, sei di queste
nordamericane, si sono interessate per progetti a Cuba, ma non hanno iniziato
trattative a causa degli ostacoli imposti dalla politica di blocco. I progetti
consultati erano dell'ordine di 200 milioni di dollari. La partecipazione di
queste aziende a detti progetti avrebbe permesso lo sviluppo congiunto di una
gamma di prodotti come pure il finanziamento per i loro processi di registro e
successiva commercializzazione.
Vale
ricordare che le aziende Sherrit International e il gruppo israeliano BM
continuano a essere sanzionato dalla Legge Helms-Burton.
L’anno
scorso il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, ha inviato una nota in
data 30 maggio 2001, FAC No.
C-192071, all'azienda francese Vert
Agro BP, nella quale si comunicava che avevano depositato i suoi fondi,
per l'importo di 7.490.00 dollari, nella Citibank di New York, in un conto
bloccato, in quanto provenivano da trattative con l'azienda cubana Tropiflora.
L'attività
portuale cubana è nell’impossibilità di riscuotere annualmente 10
milioni di dollari per concetto di servizi di riparazione nei nostri cantieri
navali, per il limitato arrivo di navi ai nostri porti come conseguenza delle
restrizioni imposte dalla Legge Torricelli. Allo stesso modo, si perde circa
un milione di dollari all’anno a causa dell'impossibilità di vendere sul
mercato nordamericano prodotti come catamarani e lance rapide.
L'industria
della pesca ha subito perdite di considerevole grandezza per elevati
dazi, utilizzo di fonti di rifornimento molto lontane dalla nostra zona
geografica naturale, elevati noli e acquisto di forniture attraverso paesi
terzi, a prezzi superiori di un 15 % a quelli del mercato statunitense. In
questo senso, le perdite causate nel periodo gennaio 2001-maggio 2002, sono
dell'ordine di 18 milioni di dollari.
L'Azienda
di Fili metallici e Cavi, ELEKA, se non fosse esistito il blocco,
avrebbe potuto acquistare tutte le sue materie prime sul mercato statunitense.
Tuttavia, deve pagare per le importazioni 800 dollari addizionali per ogni
contenitore.
Come
risultato della Ley Helms Burton è fallita la creazione di una società mista
per la produzione di cavi di fibra ottica, coassiali e di trasmissione di dati
per la loro commercializzazione a Cuba, in America Centrale e nei Caraibi,
fatto che ha significato la perdita di decine di milioni di dollari
all’anno.
Il
Gruppo Imprenditoriale CICLEX,
che acquista prodotti e apparecchiature per la produzione di biciclette, un
mezzo di locomozione ampiamente utilizzato a Cuba, ha dovuto pagare prezzi
superiori al 40 % rispetto a quelli del mercato statunitense, avendo come
uniche alternative l’Europa, l’America Centrale e il Sud-America. Ciò ha
significato spese addizionali per 20.2 milioni di dollari.
L'importazione
di pneumatici per i macchinari utilizzati nel settore agricolo è stata
danneggiata per i noli, con una spesa in più di mezzo milione di dollari,
dovendo ricorrere al mercato asiatico, dove si acquista l’80 % degli stessi.
Con questa cifra avrebbero potuto essere acquistati 4.500 pneumatici in più
sul mercato degli Stati Uniti.
Nell'anno
2000, un progetto di commercio elettronico della città di Santiago de Cuba
che si sta realizzando con l'appoggio dell'Unione
Internazionale di Telecomunicazioni, per permettere che i produttori
della zona orientale di Cuba possano vendere i loro beni e servizi in
Internet, ha dovuto fermarsi non potendo contare sulla tecnologia di
certificati digitali, poiché i providers, che sono aziende degli Stati Uniti,
hanno la proibizione di fornire questa tecnologia a Cuba.
L’accesso
di Cuba all’acquisto delle licenze di software, ai loro aggiornamenti e al
trasferimento della tecnologia attraverso paesi terzi è limitato a causa dei
regolamenti statunitensi. Ciò incrementa i prezzi e ne ritarda la loro
acquisizione.
Un
esempio può essere visto nella pagina di Netscape
(http://wp.netscape.com/es/download/index.html?cp=djues)
che
segnala:
Effettiva
tecnologia di protezione Netscape
Il
software del navigatore Netscape conta su una tecnologia di protezione
soggetta alla normativa dell'amministrazione delle esportazioni e ad altre
leggi degli Stati Uniti e non può essere esportato o riesportato in
determinati paesi (attualmente zone sotto controllo dei talebani in
Afghanistan, Cuba, Iran, Iraq, Libia, Corea del Nord, Serbia [eccetto Kosovo],
Sudan e Siria), né a persone né a enti a cui sia stato proibito l'accesso a
esportazioni provenienti dagli Stati Uniti (come parti rifiutate, enti riuniti
nella lista di organizzazioni dell'ufficio di amministrazione delle
esportazioni e in particolare cittadini specifici). Se si desidera ottenere più
informazione sul Regolamento di amministrazione delle esportazioni degli Stati
Uniti (EAR), 15 C.F.R. Parts 730-774, e sull'Ufficio di amministrazione delle
esportazioni (“BXA”), consultare la pagina web di BXA homepage.